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Pubblicato il Ottobre 12th, 2016 | by Paolo Formichetti

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Discipline & Matthew Parmenter – Nel cuore della tempesta

I Discipline, assieme ad Echolyn e Spock’s Beard, sono una delle migliori prog band statunitensi degli anni ’90. Purtroppo, nonostante l’enorme talento posseduto dai quattro musicisti di Detroit, una serie di complesse vicissitudini ne hanno condizionato la parabola artistica, permettendogli di pubblicare solo una manciata di album tra studio e live. La qualità di questi lavori è però tale che abbiamo deciso di offrire una panoramica quanto mai completa di tutta la loro produzione discografica, includendo pertanto anche live, raccolte, DVD e i dischi solisti di Matthew Parmenter, compositore, cantante, polistrumentista e in definitiva leader della band.



PUSH & PROFIT (Strung Out Records, 1993) – Il disco d’esordio dei Discipline è carico di fascino e sorprendentemente maturo, anche se ancora non pienamente rappresentativo dello stile che caratterizzerà la band in futuro. Le strutture dei brani, quasi tutti di durata media, sono abbastanza lineari, anche se già emergono i principali punti di forza del gruppo: melodie di grande impatto, elevata perizia strumentale, sonorità molto curate e un’interpretazione vocale straordinaria. Particolarmente degne di nota sono la drammatica mini-suite Carmilla, la macabra filastrocca The Nursery Years (in cui lo scottante argomento “pedofilia” viene trattato con un testo disturbante), la (quasi)ballad America, che fanno perdonare l’ingenuità della pur gradevole pop-song  Faces Of The Petty, inclusa nel disco con la speranza di ottenere qualche passaggio radio.




UNFOLDED LIKE STAIRCASE (Strung Out Records, 1997) – Quattro anni di maturazione e i Discipline realizzano il loro capolavoro, costituito da quattro lunghe suite perfette per ispirazione e realizzazione, geniale mix tra Genesis e Van Der Graaf Generator. Mellotron a vagonate, una chitarra hackettiana fino al midollo, un violino struggente, un sax spettrale, un sapiente pianoforte che si ritaglia i suoi spazi un po’ ovunque sono le caratteristiche di un disco perfetto in cui la drammatica performance vocale di Parmenter domina su tutto, raggiungendo il suo apice. La palma per il miglior brano se la contendono Canto IV, drammatica e oscura a partire dall’argomento trattato (un uomo che dopo la morte rimane intrappolato per l’eternità nel Limbo) e la malinconica Before The Storm, caratterizzata da una lunghissima coda strumentale ricca di pathos. Rende il tutto ancora più accattivante una copertina tenebrosa, deciso passo avanti rispetto a quella bizzarra ma forse non del tutto riuscita del lavoro precedente.




INTO THE DREAM: DISCIPLINE LIVE (Sygyzy Records, 1999) – Caratterizzato da una buona qualità di registrazione ma anche da qualche pecca esecutiva o tecnica (la chitarra che scompare misteriosamente per alcuni secondi su Canto IV, tanto per fare un esempio), questo live mostra a chi non avesse mai avuto la fortuna di assistere ad un loro concerto che i Discipline hanno grinta da vendere anche sul palco. Su tutti si erge il solito Parmenter, polistrumentista e vocalist straordinario che interpreta i brani con la stessa drammaticità ed ispirazione che ne caratterizzano l’approccio in studio. La scaletta comprende una variegata selezione di pezzi tratti dai primi due album  presentati con arrangiamenti fedeli alle versioni originali. Il disco contiene anche un brano all’epoca ancora inedito: la struggente ballad piano e voce Between Me And The End, che fa letteralmente venire la pelle d’oca.




ASTRAY (Strung Out Records, 2004) – Dopo il disco live i Discipline in pratica si sciolgono, o meglio si “lasciano morire” ponendo fine all’attività live (mai troppo intensa a dire il vero) e accantonando l’ambizione di realizzare il loro terzo album. Parmenter, da sempre unica mente compositiva del gruppo, non si scoraggia e ne approfitta per realizzare il suo primo lavoro solista nel quale si fa carico, oltre che delle parti vocali, di tutti gli strumenti tranne il basso. Lo stile Discipline è riscontrabile in alcuni brani, come la ballad Some Fears Growing Old, che non avrebbe sfigurato su Push & Profit, o la sofferta Modern Times, vera e propria suite di oltre 20 minuti di durata, composta tempo prima proprio per il repertorio della band. In altri brani, al contrario, lo stile è accostabile a un prog cantautorale di scuola hammilliana. Now, Distracted, o Dirty Mind si dipanano sinuose ed ipnotiche, pregne di psichedelica malinconia specie nelle lunghe improvvisazioni strumentali eseguite su reiterati giri di accordi. Chicca finale del disco è rappresentata dalla versione in studio di Between Me And The End, impreziosita rispetto a quella live dai misurati interventi di un etereo sassofono.




DISCIPLINE LIVE 1995 (Strung Out Records, 2005) – Si tratta della ristampa in DVD di una videocassetta uscita 10 anni prima, che permette di apprezzare anche visivamente le doti interpretative dello stesso Parmenter, fulcro intorno al quale ruota tutto l’universo Discipline. Il frontman si esibisce infatti in una performance di rara intensità, durante la quale cambia costume ad ogni canzone, stregando il pubblico con il suggestivo make up, la mimica ammaliante, l’interpretazione sofferta. La scaletta comprende, oltre a una selezione di brani dai primi due cd, anche alcuni ottimi brani all’epoca inediti e diverse rarità. Tra i contenuti speciali spiccano infatti alcune performance risalenti ai primordi della band e altre chicche tra le quali un’esecuzione integrale della mega suite Into the Dream, purtroppo ripresa con camera fissa e con Parmenter relegato alle tastiere e pertanto impossibilitato ad esprimere le sue consuete capacità istrioniche.




HORROR EXPRESS (Strung Out Records, 2008) – Non essendoci alcuna novità sul fronte Discipline, a quattro anni di distanza dalla precedente raccolta personale di inediti, Parmenter pubblica un secondo lavoro solista  occupandosi ancora una volta di ogni aspetto, da quello compositivo a quello esecutivo passando per registrazione e mixaggio. Il disco, profondamente influenzato dai lavori di Peter Hammil, grande amore musicale di Parmenter, è oscuro, difficile, minimale, permeato di struggente malinconia ma indubbiamente ricco di fascino. Ancora una volta non mancano alcuni richiami allo stile della band, specie nella bella suite Polly New, ma in generale l’allontanamento dallo stile Discipline si fa sempre più marcato. Rappresentativi in tal senso sono i due crepuscolari brani iniziali, In The Dark e O Cesare, veramente riusciti, o piccoli gioiellini minimali come gli strumentali Kaiju e Snug Bottom Flute And Starveling. In definitiva, si tratta di un disco sicuramente impegnativo ma di grandissimo spessore artistico, che riserva sorprese ed emozioni ad ogni ascolto.




LIVE DAYS (Cyclops Records, 2010) – Ricuciti i rapporti tra i membri della band, in attesa di iniziare le registrazioni dell’attesissimo terzo disco in studio, ecco arrivare un nuovo live per placare gli appetiti dei fan più impazienti. Si tratta di un doppio disco che raccoglie principalmente una selezione di materiale già edito, oltre che nel live del ’99, anche nei vari cd che a suo tempo documentarono il meglio delle esibizioni del ProgDay (’95, ’98, Encores). Ancora una volta il lavoro è particolarmente interessante sia perché raccoglie in un’unica uscita materiale di difficile reperibilità, sia perché contiene brani di ottimo livello all’epoca ancora inediti tra i quali When The Walls Are Down, Wrists, Homegrown.




TO SHATTER ALL ACCORD (Strung Out Records, 2011) – La band, tornata in attività, pubblica un nuovo lavoro in studio a ben quattordici anni di distanza dal precedente. Il tempo sembra non essere passato per i quattro ragazzi di Detroit e la magia che permeava un capolavoro come Unfolded è ancora intatta. La scaletta del disco presenta le versioni “ufficiali” di alcuni inediti apparsi nei precedenti cd live, mettendo ordine in una discografia a volte un po’ confusa. Dopo tanta attesa è ancora più piacevole lasciarsi ammaliare dalla voce di Parmenter e dalla chitarra ruvida ed espressiva di Preston Bouda nella potente opener Circuitry, perdersi in una suite camaleontica come Rogue o sprofondare nell’algida disperazione di When The Walls Are Down.




CHAOS OUT OF ORDER (Strung Out Records, 2013) – Si tratta della ristampa in CD, invocata a gran voce dai fan, del primissimo album che la band registrò nel 1988 e che venne pubblicato solamente in cassetta. Data la premessa risulta comprensibile come Parmenter sia stato a lungo restio a ristamparlo, vuoi per la qualità della registrazione, vuoi per l’immaturità tecnico-compositiva (più che comprensibile vista l’età dei musicisti). Per tali motivi è il classico prodotto per completisti, sebbene si intravedano nelle interessanti suite Wrists o Peacemaker i germogli del futuro stile della band.

 




THIS ONE’S FOR ENGLAND (Strung Out Records, 2013) – Doppio disco live, registrato al ROSfest 2012 negli Stati Uniti. Ancora una volta la band mostra di avere numerose frecce al suo arco anche nelle performance live, ed è un piacere ascoltare una selezione di brani tratti dalla loro discografia ottimamente eseguiti e registrati. Bellissima la suite Rogue, dall’ultimo lavoro in studio, immancabile il super-classico Canto IV, da brividi la commovente Before The Storm che si fonde con la seconda parte di Blueprint.

 




ALL OUR YESTERDAYS (Bad Elephant Music, 2016) – Nonostante i Discipline siano tornati in piena attività, addirittura con una esibizione live nel vecchio continente, il loro leader trova comunque il tempo di realizzare il suo terzo lavoro solista. Come già accaduto in passato, Parmenter si occupa di tutti gli strumenti facendosi aiutare solo per alcune parti di batteria dal compagno di band Paul Dzendzel, e per il missaggio da un vero e proprio mago del settore, Terry Brown, noto per la lunga collaborazione con i Rush. Per la prima volta, inoltre, il disco viene pubblicato da un’etichetta indipendente piuttosto che essere prodotto in proprio. Dal punto di vista musicale Parmenter, complice la “rinascita” dei Discipline, continua il percorso di separazione e distinzione di quanto prodotto a suo nome da quanto realizzato con la band, orientandosi sempre più su ballad oscure, ancora una volta fortemente influenzate da Hammil. Scheherazade è ipnotica ed ammaliante con le sue stratificazioni strumentali, I Am A Shadow è intrisa di una lieve malinconia, sottolineata da delicate pennellate di piano ed archi, mentre gli echi di un capolavoro come Between Me And The End vengono fuori prepotentemente nella stupenda All For Nothing, nella quale un violino struggente introduce una ballad in cui Parmenter canta una melodia da lucciconi agli occhi. La title track, che mette in musica un monologo del Machbet di Shakespeare, è da brividi mentre qualche perplessità la generano l’allegra pop song Stuff In The Bag o Hey For The Dance, sorta di spiritual di sicuro impatto emotivo ma decisamente fuori dai consueti canoni stilistici.

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