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Pubblicato il Maggio 2nd, 2019 | by Roberto Paravani

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Jon Anderson – 1000 Hands: Chapter One (2019)

Tracklist
1. Now
2. Ramalama
3. First Born Leaders
4. Activate
5. Make Me Happy
6. Now Variations
7. I Found Myself
8. Twice In A Lifetime
9. WDMCF
10. 1,000 Hands (Come Up)
11. Now And Again

Etichetta Opio Media/CD

Durata 50’32”

Incorreggibile Jon Anderson. L’uomo dai mille progetti e dalle mille idee, il folletto dalla voce inimitabile che a quasi 75 anni non vuole proprio saperne di rallentare o di andare in pensione, ci sorprende ancora una volta con un nuovo/vecchio album intitolato, opportunamente 1000 HANDS (“1000 mani”).

Il disco ha avuto indubbiamente una lavorazione lunga e tortuosa: gran parte dei brani che lo compongono provengono infatti dalle session per un progetto chiamato UZLOT, condotto da Anderson insieme al tastierista Brian Chatton (già nei Warriors con Anderson prima degli Yes) intorno al 1990. I nastri di queste registrazioni, alle quali hanno preso parte musicisti di un certo spessore tra cui Ian Anderson (Jethro Tull), Chris Squire e Alan White (Yes) sono finiti nel dimenticatoio fino al 2016, quando il produttore Michael Franklin ha contattato Anderson per proporgli di rimettere mano a quel materiale. Sono seguite così altre registrazioni presso i Solar Studios di Orlando, Florida, in cui sono confluite anche altre composizioni più recenti.

Il risultato è un inebriante miscuglio di generi e stili, un campionario di suoni e afrori provenienti da ogni lato del mondo: si va dal gospel caraibico di First Born Leaders al frivolo reggae di Makes Me Happy, da un’intima e elegante ballad come Twice in a Lifetime all’intrigante quasi jazz della lunga title track, sicuramente la traccia più riuscita e più ambiziosa del lotto, decorata dalla presenza del piano di Chick Corea, dalla batteria di Billy Cobham e dal violino di Jean-Luc Ponty. Il collante è da ritrovare ovviamente nelle rotonde ed eleganti melodie tipiche dell’autore e dalla sua voce che compare un po’ ovunque: nelle parti solistiche, nei cori, in quei loop vocali (ricordate South Side Of The Sky?) che sono oramai un marchio di fabbrica, un modo di armonizzare, un ingrediente caratterizzante e un tantino invasivo.

Nelle undici tracce manca completamente l’Anderson più sinfonico, quello degli Yes, quello che solo pochi anni or sono con l’aiuto di Roine Stolt aveva partorito il discreto INVENTION OF KNOWLEDGE; qui prevale la forma canzone, la melodia solare, anche se soggetta alla deriva libera dell’ispirazione, che spinge Anderson a mischiare suoni e stili come colori di una ideale tavolozza musicale. In chiusura poi, l’ultimo colpo di scena: Now and Again segna il ritorno di Steve Howe alla chitarra acustica, andando a ricomporre la coppia che negli anni 70 ha dato vita ad alcune delle più belle pagine del prog mondiale.

1000 HANDS è disponibile in vari formati: CD, LP e digitale. Il sottotitolo – Chapter One – minaccia un seguito. Sperando che stavolta non ci vogliano altri trent’anni prima di poterlo ascoltare.



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