Incontri

Pubblicato il Novembre 8th, 2020 | by Antonio De Sarno

0

L’amico delle falene

Se lo scorso maggio avete assistito all’evento in streaming Prog From Home, sarete rimasti sicuramente colpiti dal quel ragazzo che, proprio in apertura, suonava il piano e cantava nel giardino di casa. Non solo perché l’inizio della sua esibizione è stato caratterizzato dalla riproposizione impeccabile dell’intro pianistica di Firth Of Fifth, ma soprattutto per il fascino del pezzo originale eseguito, Hygge, ideale ponte tra i Genesis con Peter Gabriel e quelli con Phil Collins alla voce. Tiger Moth Tales è il marchio dietro cui si nasconde il genio di Peter Jones, inglese, classe 1980: cantante, polistrumentista (piano, chitarra, basso, tastiere, sassofono) ma soprattutto compositore e creatore tra il 2014 e il 2020 di cinque album prog brillanti, coinvolgenti e sorprendenti come un vero album prog dovrebbe sempre essere. Con un nuovo capitolo in arrivo a dicembre, abbiamo chiesto a Peter di raccontarci la sua storia e il suo percorso non solo come solista ma anche come attuale tastierista e cantante dei Camel

Facciamo un passo indietro a Prog From Home: è stato difficile scegliere cosa suonare quel giorno?
Beh, innanzitutto ho cercato di scegliere qualcosa che potesse funzionare bene in una situazione totalmente acustica: essendo cieco ho dovuto chiedere a un amico di riprendermi in giardino, anche per rispettare il distanziamento sociale. Non credo sarebbe stato una buona idea cantare, per esempio, The Merry Vicar con i vicini a portata di orecchio! Hygge mi è sembrato un brano adatto: anche se il testo parla dell’inverno, il suo riferimento al piacere di starsene a casa in famiglia era molto appropriato alla situazione. Credo che Prog From Home sia stato un grande successo, almeno per me. Mi è piaciuto tantissimo farne parte e vedere così tante persone collegate da tutto il mondo. Personalmente, poi, a essere sinceri fino in fondo, l’evento ha contribuito a far conoscere anche il nome Tiger Moth Tales a un pubblico nuovo, quindi non posso certo lamentarmi!

Probabilmente molti ti conoscevano solo come il nuovo tastierista dei Camel…
Ti racconto come sono andate le cose, se vuoi. Nel 2016 un amico di Andy Latimer [chitarrista e cantante dei Camel – ndr] mi ha contattato, chiedendomi se la cosa potesse interessarmi. I Camel erano alla ricerca di un nuovo tastierista e devo confessarti che sebbene ne avessi sentito parlare, non conoscevo il loro repertorio. Ho fatto qualche ricerca e mi è piaciuto molto quello che ho ascoltato. Andy mi ha chiesto di mandargli una mia versione di Ice e dopo averla sentita mi ha invitato a fare una prova con la band. Avevo studiato in maniera approfondita il repertorio, perché a quel punto volevo fare una buona impressione, così siamo riusciti a provare tutta la scaletta del live. Ha funzionato immediatamente e adesso li considero degli ottimi amici: posso dire che lavorare con loro è stato un piacere e un onore.

C’è qualche brano dei Camel in particolare che ti ha entusiasmato?
Ice, Long Goodbyes e Hopeless Anger. Ma tutto il materiale è meraviglioso da suonare. Aggiungerei, prima che mi fai la domanda, che abbiamo scritto dei pezzi insieme, io ed Andy. Due di questi li abbiamo eseguiti durante le ultime date del tour di due anni fa. A oggi non ci sono piani definitivi, ma visto che abbiamo continuato a collaborare a distanza, ci piacerebbe sicuramente registrare qualcosa insieme prima o poi.



 

I fan dei Camel saranno sicuramente contenti di leggere queste parole. Un’altra situazione per cui sei conosciuto dai prog fan italiani è la tua collaborazione con i Barock Project…
Il loro manager mi ha contattato via Facebook nel 2016 per chiedermi se mi interessasse collaborare con la band di Luca Zabbini [tastierista e cantante dei Barock Project – ndr]. Avevo già un paio di dischi dei Barock Project e ne ero rimasto molto colpito, quindi sono stato più che felice di sentire cosa avesse Luca da proporre. Mi ha inviato dei brani che, alle mie orecchie, sembravano già belli e finiti, almeno dal punto di vista musicale. Aveva registrato anche una melodia vocale che io definirei in “Itanglish”: c’era qualche rara frase o parola sensata, ma erano solo suoni. Il mio compito è stato quello di scrivere i testi “veri”. Sono stato molto soddisfatto del risultato, soprattutto per quanto riguarda Alone, che è una canzone meravigliosa [inclusa nell’album DETACHMENT del 2016 – ndr]. L’abbiamo suonata anche una volta dal vivo, io e Luca, al Prog Dreams Festival nel 2017. Ci siamo incontrati solo per poco, ma è stato molto divertente e sembra che la performance sia piaciuta anche al pubblico.

A un certo punto della tua carriera ti sei reinventato come Tiger Moth Tales [I racconti della falena  ndr], cosa ti ha spinto a cambiare sia “nome” che direzione musicale?
Nel 2013 ne avevo abbastanza del music business. Non ero riuscito a promuovere come avrei voluto il mio materiale commerciale, e ho cominciato a sospettare che non ci fosse posto per me nel mainstream. Ho avuto un blocco creativo che è durato un paio d’anni: non riuscivo a scrivere più niente, né a mettere piede in studio. A un certo punto ho deciso di provare una sorta di “brain storming musicale” e mi sono messo a scrivere tutto quello che mi passava per la testa. Uno dei pezzi che sono venuti fuori è stata la base di partenza per A Visit To Chigwick, un brano ispirato a un programma televisivo per bambini degli anni ’60 (Camberwick Green) che mi è sempre piaciuto. Mi sono reso conto che il materiale aveva un taglio piuttosto prog, così ho pensato di proseguire in quella direzione e utilizzare i miei ricordi d’infanzia come punto di partenza per i testi che avrei scritto. E’ stato solo un esperimento, volevo solo riprendere a scrivere. Mai avrei immaginato che sarebbe stato il punto di svolta per una carriera che ormai ritenevo conclusa. Quando stavo per pubblicare COCOON (2014), ho preferito cambiare nome: in parte per sancire una nuova partenza e, in parte perché in circolazione ci sono altri personaggi famosi che si chiamano Peter Jones, come avrai sicuramente notato! Ho pensato che un nome originale avrebbe reso tutto più semplice: è un riferimento sia al nome dell’album [Cocoon = bozzolo], che al brano di Steve Hackett, Tigermoth.

Da allora, è cambiato il tuo approccio alla composizione e registrazione? So che non sei esattamente all’avanguardia in termini di tecniche di studio…
No, continuo a fare tutto da casa. Tutto analogico con il software Goldwave per l’editing. Vorrei fare qualche upgrade ma non sembra esserci mai il tempo per aggiornare tutto! Detto questo, conosco benissimo quello che ho a disposizione e quindi riesco a tirare fuori il massimo da quello che ho a disposizione.



 

Domanda inevitabile: quando hai ascoltato i Genesis per la prima volta?
Sono cresciuto negli anni ’80, quindi amo il pop di quegli anni. I miei genitori ascoltavano di tutto e devo confessare che tuttora i miei tre gruppi preferiti rimangono i Beatles, i Queen e, come si può immaginare, i Genesis. Riguardo ai Genesis, in realtà sono stato prima un fan di Phil Collins, fino al 1990 non sapevo neanche che facesse parte dei Genesis! Avevo ascoltato canzoni come That’s All, ma pensavo si trattasse solo di Phil. Ho cominciato ad ascoltare i dischi dei Genesis in biblioteca, senza nemmeno sapere chi fosse Peter Gabriel. Quando ho ascoltato per la prima volta SELLING ENGLAND BY THE POUND è stato un po’ uno shock. Non mi è piaciuto subito, essendo abituato ai suoni più puliti degli anni ’80. E’ stata The Battle Of Epping Forest a catturarmi, e alla fine la combinazione tra grande musica e qualche elemento comico ha finito per convertirmi. Da quel momento in poi sono diventato un fan di tutte le epoche dei Genesis: amo tutti i loro dischi.

Quali sono i gruppi attuali che segui e con cui ti piacerebbe collaborare?
Big Big Train, Frost*, Haken, Magenta, Moon Safari, The Far Meadow, The Prophets Of Zarquon, Devin Townsend, Moron Police … quanto tempo ho? Collaborare? Questo è già più complicato. Dovrebbe avere un senso e non essere una cosa forzata. Ho sempre pensato che potrei lavorare bene con Jem Godfrey [tastierista dei Frost* – ndr] su qualcosa di folle. Dal 2015 ho lavorato con un sacco di gruppi… Seven Steps To The Green Door, Barock Project, Colin Tench, John Holden, Francis Dunnery… Ho avuto anche l’onore di partecipare a Spectral Mornings 2015 con Steve Hackett, uno dei miei eroi. Tutto realizzato a distanza con il file sharing, naturalmente. Devo solo ringraziare Rob Reed dei Magenta per i tanti progetti a cui ho lavorato. Lui e Will Mackie (White Knight Records) hanno creduto in me e mi hanno sempre aiutato. E’ stato un vero piacere suonare con Rob e i Magenta, sia dal vivo che in studio. Mi sento davvero molto fortunato.

Tags: , , , , ,


Articolo a cura di



Lascia un commento