Ristampe

Pubblicato il Giugno 26th, 2017 | by Lorenzo Barbagli

0

Radiohead – OK Computer OKNOTOK (1997/2017)

Tracklist

CD 1
01. Airbag
02. Paranoid Android
03. Subterranean Homesick Alien
04. Exit Music (For a Film)
05. Let Down
06. Karma Police
07. Fitter Happier
08. Electioneering
09. Climbing up the Walls
10. No Surprises
11. Lucky
12. The Tourist

CD 2
1. I Promise
2. Man Of War
3. Lift
4. Lull
5. Meeting In The Aisle
6. Melatonin
7. A Reminder
8. Polyethylene (Parts 1 & 2)
9. Pearly
10. Palo Alto
11. How I Made My Millions

Etichetta XL Recordings/2 CD

Durata 53’21” + 39’32”

Personell

Thom Yorke (vocals, guitar, piano, computer synth voice, programming) ● Ed O’Brien (guitar, Fx, percussion, backing vocals) ● Jonny Greenwood (guitar, piano & electric piano, Mellotron, organ, glockenspiel, string arrangements (9) ● Colin Greenwood (bass, bass synth, percussion) ● Phil Selway (drums, percussion)

C’è modo e modo di realizzare una ristampa rimasterizzata. Nulla in contrario con gli interventi di restauro per migliorare il suono, il problema arriva quando si mette mano agli archivi per far salivare i fan, molto spesso tirando fuori cose che era meglio lasciare sepolte, come inutili demo o versioni live con una qualità sonora peggiore di un bootleg. La riedizione quasi obbligata di OK COMPUTER nel suo ventesimo anniversario per fortuna arriva corredata da un prezioso secondo CD con pezzi degni di nota che girano intorno a quell’album, ma che all’epoca ne rimasero fuori. Andando con ordine, nel bonus CD troviamo tre inediti più o meno conosciuti, ma mai pubblicati ufficialmente: la ballata marziale I Promise e altri due lenti d’atmosfera come Man of War e Lift che naturalmente rappresentano il pezzo forte della raccolta. Poi abbiamo le b-sides Lull (di Karma Police) e How I Made Millions (di No Suprises). Nulla che possa competere con le prime scelte, anche perché l’intenzione si avvicina ancora a quel rock pop di THE BENDS, lavoro che aveva già sancito un gran successo per i Radiohead e che riflette il motivo per cui il potenziale commerciale rappresentato da Lift fu volutamente lasciato da parte. E allora ecco ripescare il gruppo di sei brani inclusi nell’EP AIRBAG/HOW AM I DRIVING? a fare da congiunzione ipotetica alla nuova vena sperimentale intrapresa. Un corredo di rare tracks che magari l’ascoltatore occasionale all’epoca si era perso, ma che è stato un bene recuperare data l’importanza del contesto/periodo in cui sono state concepite. Nella versione deluxe, oltre a due libretti divisi tra artworks e note inedite, viene aggiunta anche una audiocassetta con le sessioni di registrazione tratte dall’album.

Il primo CD è naturalmente l’opera stessa, quella che segnò uno spartiacque musicale e consacrò definitivamente i Radiohead. OK COMPUTER sancì la fine del brit pop (un ghetto dove la stessa band di Oxford si trovò inclusa con THE BENDS) e aprì di fatto una nuova era in cui la musica rock per persone pensanti avrebbe potuto vendere milioni di copie. Improvvisamente tutti gli album dei loro colleghi risultarono datati: non fu neanche troppo arduo per i Radiohead conquistare il difficile mercato americano, avendo già avuto la fortuna del piccolo grande successo ottenuto anni prima con Creep. Un’impresa che non riuscì né ai Blur (troppo farseschi) né agli Oasis (troppo british e derivativi); persino i Verve con il coevo URBAN HYMNS, contenete il pompatissimo singolo Bittersweet Simphony, non raggiunsero quelle vette di popolarità. Anche i timori per la scelta di Paranoid Android come primo singolo si rivelarono infondati. Nonostante fosse un pezzo da sei minuti e mezzo diviso idealmente in tre movimenti come una mini suite progressive, venne lanciato con un discreto hype grazie ad un accattivate ed insolito video animato. Quello che per la casa discografica aveva le potenzialità per un suicidio commerciale diventò, al contrario, uno dei più grandi successi del gruppo. Il fatto era che OK COMPUTER non faceva leva su un singolo, ma su un intero album che regalava una miniera di brani memorabili, pur rimanendo nell’ambito della forma canzone. A parte Paranoid Android, il disco collezionava una serie di ballate struggenti (Exit Music, Lucky, No Surprises), inni alternative (Karma Police, Electioneering) e motivi senza tempo (Airbag, Let Down, Subterranean Homesick Alien), il tutto elaborato con la nuova estetica Radiohead, piegando le canzoni ai voleri di arrangiamenti talmente potenti, nella loro ricerca e manipolazione sonora, da trasfigurarne l’essenza pop rock. OK COMPUTER fu questo: l’album giusto al momento giusto, né troppo sperimentale né troppo commerciale, un perfetto equilibrio non replicato da KID A e i suoi successori e che, dopo venti anni, ci fa ancora star qui a tirare le somme sulla sua innegabile importanza artistica. Da una parte ha dato coraggio ad una nuova generazione di musicisti alternativi nell’affrontare il rock in modo più progressivo e trasversale. Dall’altro, proprio scomodando la critica per l’uso dell’odiata parolaccia “progressive”, di fatto cancellò i confini del suddetto genere, creando mostri epigoni (Muse, Coldplay) inclusi a torto in uno spazio che non gli apparteneva. In fondo anche OK COMPUTER può essere ritenuto un album progressive nella sostanza, anche se non nella forma.

Tags: ,


Articolo a cura di



Lascia un commento