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Pubblicato il Febbraio 15th, 2021 | by Lorenzo Barbagli

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Somnambulist – The Paranormal Humidor (2001)

Tracklist

1. In the Mindwarp Pavillion
2. Pathos of Least Resistance
3. Destiny, She Said
4. Infant
5. Troy Built Helen
6. Died & Gone
7. Paranormal Humidor


Personell
Terry Clouse (bass) ● Jody Park (synthesizers, organ, piano) ● Charlie Shelton (electric & acoustic guitars) ● Jo Whitaker (drums & percussion) ● Peter Cornell (vocals)


Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, la scena prog americana si è popolata di moltissime proposte stimolanti, tra le quali purtroppo qualcuna è finita inevitabilmente per essere dimenticata, anche a causa di carriere troppo brevi. Una delle proposte più interessanti è senza dubbio arrivata dagli americani Somnambulist, titolari di due soli album, ma entrambi memorabili…

THE PARANORMAL HUMIDOR è una di quelle opere di confine che intendeva coniugare, nelle intenzioni, prog metal e prog sinfonico in modo totalmente inedito per l’epoca, senza abbracciare devotamente gli stilemi caratteristici dell’uno o dell’altro, ma piazzandosi in una posizione che in un certo senso prefigurava quello che sarebbe diventato il post prog, o prog alternativo del nuovo millennio. Ispirarsi al passato senza essere derivativi fu una sfida vinta per il duo composto da Terry Clouse e Jody Parks, motore trainante dei Somnambulist. Soprattutto se si pensa che ad imprimere il sound dark e gotico che caratterizzò i loro album furono proprio le tastiere di Parks, strumento emblema del prog sinfonico e barocco. Ispirati però dai Goblin e dall’estetica horror di autori come Dario Argento, H.P. Lovecraft e Edgar Allan Poe, i Somnambulist trasportarono il prog in una regione dalle connotazioni hard e heavy.

Purtroppo i due musicisti non furono fortunati con la line-up e con la scelta dei cantanti, in quella che il loro produttore esecutivo Ken Golden ribattezzò LSD (Lead Singer Disease), condizione che mise in crisi e poi sancì la fine prematura della carriera della band. La prima dissoluzione dei Somnambulist avvenne proprio dopo l’omonimo esordio del 1996, con l’abbandono del cantante e chitarrista James Powderley (all’epoca diciannovenne), menzionato nei crediti come Henry Bones (nella sua pagina Soundcloud si può trovare lo streaming del primo album del gruppo). Clouse e Parks provarono a riorganizzarsi con una nuova formazione, che prevedeva Brian Donohoe alla batteria e Steve Hatch alla chitarra, provenienti dagli appena defunti Volaré,  e un certo Brian King alla voce che, a detta di Golden, era un pessimo cantante. Questa versione dei Somnambulist però venne ben presto smantellata a causa di dissidi interni, anche se fece in tempo a registrare il supposto secondo album del gruppo, rimasto però negli archivi, poiché a quanto pare il risultato non fu dei migliori. E’ a questo punto che i Somnambulist di THE PARANORMAL HUMIDOR prendono forma. Arrivano Charlie Shelton alla chitarra, Jo Whitaker alla batteria e infine Peter Cornell (sì, proprio il fratello del più famoso Chris dei Soundgarden) alla voce, che Clouse aveva visto esibirsi in un bar di Chattanooga. Dopo una riunione al quartier generale della Laser’s Edge, Cornell decise che avrebbe registrato le sue parti vocali a Brooklyn, dove abitava, senza raggiungere il resto del gruppo nello studio dei Glass Hammer, dove l’album venne prodotto da Fred Schendel e Steve Babb. La scelta fece lievitare i costi di produzione al punto che il gruppo dovette pagare di tasca propria il mixaggio. Ne venne fuori un lavoro molto differente dal primo SOMNAMBULIST, ma altrettanto personale e stimolante.

I primi due minuti di In the Mindwarp Pavillion aprono il disco in modo sinistro, tanto che pare di essere catapultati in un album grindcore per la ferocia con cui canta Cornell. Poi entra in gioco la vera essenza dei Somnambulist, con l’organo Hammond solenne di Parks a erigere cavalcate soliste, dove il brano prende presto la forma di un concerto in più parti. In particolare questa è la peculiarità delle composizioni di THE PARANORMAL HUMIDOR, formate da un puzzle di frammenti e temi che si collegano come in un patchwork. La voce di Peter è molto simile a quella del fratello, ma talvolta viene filtrata o trasfigurata affinché si inserisca in modo coerente nel contesto sonoro decadente. Pathos of Least Resistance rappresenta un altro esempio che vive di più momenti: prima magniloquente, riflessiva ed acustica l’attimo dopo e ancora un crescendo potente che conduce ad una coda strumentale infuocata e multipartita. L’edificio di tastiere su cui poggia Destroy…She Said dona quasi uno spiraglio di luce al suono tenebroso, ma le note della chitarra che accompagnano tutto il brano ci ricordano che l’oscurità non è scomparsa del tutto. Anche Died and Gone nella sua brevità (rispetto al resto dei brani) riesce a essere schizofrenica, e il modo di cantare di Cornell avvicina i Somnambulist ai parametri dell’art metal dei Faith No More. Troy Built Helen e Paranormal Humidor sono dei veri e propri tour de force: due capolavori che aggiungono al dark progressive una drammaticità del tutto inusitata. Questi due brani da soli abbracciano e irradiano uno spettro così ampio di stati d’animo e idee sonore che basterebbero per sviluppare altri due album.

L’oneroso investimento di Ken Golden sembrò comunque portare a un risultato positivo: l’album venne accolto molto bene dalla critica e i Somnambulist furono invitati a suonare al NEARfest, particolare che segnò l’inizio della fine del gruppo. Cornell infatti non si rese disponibile per il concerto in quanto gli fu proposta l’occasione di volare a Los Angeles per registrare un album solista. Con un breve margine di tempo a disposizione i Somnambulist non riuscirono a trovare un rimpiazzo adeguato e furono costretti a cancellare l’apparizione. “Chad e Rob (gli organizzatori del NEARfest, nda) mi odiano tuttora” dichiarò amaramente Golden. Ufficialmente questo sfortunato evento non sancì la fine definitiva della band. Data la sorte avversa nel reclutare cantanti, Clouse e Parks decisero di andare avanti per qualche anno come band strumentale e tentare di realizzare un terzo album. Purtroppo la cosa non si concretizzò mai e passato un po’ di tempo il progetto fu chiuso definitivamente. Ad ogni modo il duo continuò a suonare e collaborare, fondando nel 2014 i Psychopomp con il batterista Matt Turnure e progettando un EP che purtroppo anche in questo caso non ha mai visto la luce.

Sfortunatamente il tempo e le piattaforme streaming odierne non hanno favorito la riscoperta dei Somnambulist, in quanto i loro album non sono mai stati ristampati, né sono disponibili in alcuna piattaforma di musica digitale. Eppure anche se hanno pubblicato solo due CD e sono stati quasi del tutto ignorati dal pubblico, i Somnambulist hanno rappresentato uno dei più seri e convincenti esempi di progressive degli anni 2000.

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