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Pubblicato il Settembre 14th, 2016 | by Roberto Paravani

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The Who – Quadrophenia – Live in London (2014)

Tracklist
1. I Am The Sea
2. The Real Me
3. Quadrophenia
4. Cut My Hair
5. The Punk And The Godfather
6. I’m One
7. The Dirty Jobs
8. Helpless Dancer
9. Is It In My Head?
10. I’ve Had Enough
11. 5:15
12. Sea And Sand
13. Drowned
14. Bell Boy
15. Doctor Jimmy
16. The Rock
17. Love Reign O’er Me
Bonus
18. Who Are You
19. You Better You Bet
20. Pinball Wizard
21. Baba O’Riley
22. Won’t Get Fooled Again
23. Tea & Theatre

Etichetta Universal Music/DVD

Durata 127’22”

Personell
Pete Townshend (guitar, vocals) ● Roger Daltrey (vocals, harmonica, tambourine, guitar) ● John Entwistle (bass solo on 5:15 via video recording) ● Keith Moon (vocals on Bell Boy via original album recording) ● Simon Townshend (guitar, vocals, lead vocals on The Dirty Jobs) ● Frank Simes (keyboards, musical director, vocals) ● Scott Devours (drums) ● John Corey (keyboards, vocals) ● Loren Gold (keyboards, vocals) ● Dylan Hart (horn) ● Reggie Grisham (horn)

Dal 1982, l’anno di uscita di It’s hard, decimo album della loro discografia e secondo senza Keith Moon, l’attività principale degli Who è stata principalmente l’autocelebrazione: in oltre trenta anni, la band inglese ha pubblicato solo un disco di inediti – Endless wire – e nulla altro; tante antologie, cofanetti, live in audio e video e una serie infinita di ristampe sempre più espanse. Dal vivo poi hanno continuato a suonare più o meno regolarmente con formazioni sempre diverse ma con immutata grinta nonostante l’età e gli acciacchi. Nel 2013 per festeggiare i quaranta anni dall’uscita di Quadrophenia, gli Who hanno riproposto l’intero disco dal vivo in un breve tour europeo. E dall’ultima data di questo tour, l’otto luglio del 2013 alla Wembley Arena di Londra è stato tratto un live che ora esce in vari formati audio e video. Quadrophenia, come saprete, è la seconda opera rock scritta da Townshend per gli Who, la meno famosa visto il successo e la fama conquistata dalla precedente Tommy, ma sicuramente la più riuscita da un punto di vista strettamente musicale, arricchita inoltre da arrangiamenti di stampo sinfonico, e da un suono potente ma pulito. Per questa nuova celebrazione, i due Who superstiti hanno selezionato una sorta di orchestra rock con ben tre tastieristi e due fiatisti, tra cui spiccano i nomi di Pino Palladino al basso e del fratello di Townshend, Simon alla chitarra, due musicisti in seno al gruppo ormai da parecchio, ma si fa notare anche l’assenza del figlio di Ringo Starr, Zak Starkey, che sedeva sullo sgabello del batterista sino agli inizi del 2013. La riproposizione dell’opera avviene abbastanza fedelmente dall’inizio alla fine e senza pause, dilatando la durata originale di oltre dieci minuti complici alcuni assoli. Il progetto visuale del concerto è opera di Daltrey: gli schermi presenti sul palco, oltre ad ingrandire alcuni dettagli del concerto, riportano splendide immagine d’archivio che documentano i più importanti momenti storici dalla fine della seconda guerra mondiale – quando più o meno tutti e quattro i membri originali del gruppo sono nati – ad oggi. Immagini anche drammatiche, parecchie in bianco e nero, molte delle quali riguardano come è ovvio la storia del gruppo e della cultura mod. Purtroppo queste immagini sono utilizzate dal regista (per volere di Daltrey?) anche in alternanza o addirittura sovrapposte a quelle del concerto, soprattutto nei momenti strumentali, risultando alla fine un pochino invadenti. Per il resto, primi piani a raffica sui due leader; gli altri musicisti ed il pubblico quasi non si vedono. Solo il fratello di Townshend ha un momento di gloria potendo cantare The dirty jobs. Ma il gruppo – come sempre – non dimentica i due soci caduti sul campo: John Entwistle esegue un pirotecnico solo di basso via video durante 5:15 mentre con lo stesso artifizio Keith Moon canta in Bell Boy; sono momenti struggenti con Daltrey che, spalle rivolte al pubblico, guarda negli schermi sorridente e commosso le immagini dei suoi amici scomparsi. Con Love reign o’er me, che vede una straordinaria interpretazione vocale di Daltrey, finisce il programma. Se però si va tramite il menu principale del DVD alla sezione bonus, ci si trova di fronte il resto del concerto, altri sei pezzi per un totale di oltre mezz’ora di musica. Spariscono le intrusioni dei filmati d’epoca, finalmente si vedono anche gli altri musicisti ed il pubblico. E da questo momento entrano in scena gli Who più violenti ed aggressivi. Who are you/You better you bet/Pinball wizard/Baba O’Riley/Won’t get fooled again è una sequenza letale che vede i nostri stanchi ma ancora sorprendentemente in forze, quanto padroni del palco. Daltrey urla quasi come ai vecchi tempi, e Townshend, anche se non salta più, è ancora un nervoso, irrequieto stupratore di chitarre. Poi, la fine. I musicisti salutano il pubblico e lasciano soli sul palco i due vecchietti che non volevano invecchiare per una struggente Tea & theatre per sola voce e chitarra acustica.

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