Guide

Pubblicato il Ottobre 18th, 2026 | by Paolo Formichetti

0

Symphony X

Sebbene i Dream Teather non siano stati la prima band a coniugare le tipiche caratteristiche del prog con la durezza dell’heavy metal è fuor di dubbio che siano il gruppo che ha avuto il maggior successo e che vanta da sempre il maggior numero di tentativi di imitazione (per parafrasare lo slogan de la Settimana Enigmistica). Purtroppo la quantità non va di pari passo con la qualità e la stragrande maggioranza delle formazioni si è limitata a copiare i loro idoli senza aggiungere molto a livello personale. Fortunatamente dal vasto calderone del prog-metal sono emerse, di quando in quando, anche band di alto livello come i Symphony X, oggetto di questa Guida all’Ascolto. Nella trattazione verranno presi in esame esclusivamente i lavori in studio tralasciando quindi live album, raccolte o progetti solisti dei vari componenti.




SYMPHONY X (Zero Corporation, 1994) – La storia della band inizia in New Jersey nel 1992 grazie al funambolico chitarrista Michael Romeo, shredder di razza affascinato in egual misura da Malmsteen e dalla musica classica. Romeo invia un suo demo all’etichetta giapponese Zero Corporation che lo accoglie con entusiasmo chiedendo al chitarrista di registrarne un altro e poi di mettere su una band con la quale esordire sul mercato discografico. I musicisti prescelti da Romeo sono il tastierista Michael Pinnella, il bassista Thomas Miller, il batterista Jason Rullo e il cantante Rod Tyler. Il disco omonimo è in pratica una scusa per mostrare il virtuosismo davvero fuori dal comune di Romeo e dei suoi compagni e le canzoni servono più che altro a snocciolare cascate di note che lasciano piuttosto freddo l’ascoltatore. Un esordio ancora immaturo, insomma, dove i pezzi davvero degni di nota non sono molti anche se la stoffa dei musicisti appare subito ben evidente.




THE DAMNATION GAME (Zero Corporation, 1994) – Il primo disco non riscuote particolare successo e la band cambia il cantante sostituendo Tyler con l’iper tecnico Russel Allen. Con Allen al microfono viene registrato il nuovo lavoro che inizia ad essere distribuito in Europa tramite la Inside Out ed è, dal punto di vista qualitativo, un deciso passo avanti rispetto al precedente. I brani sono infatti vere e proprie canzoni, fatte e finite e che incorporano al loro interno citazioni dalla musica classica, caratteristica che continuerà a presentarsi da lì in avanti. Romeo la fa ovviamente da padrone con ritmiche furiose, cambi di tempo e assoli degni del suo mentore svedese, ma i suoi compagni non sono da meno. La voce di Allen fornisce poi la proverbiale marcia in più alla band, imponendosi da subito come una delle migliori che abbia mai caratterizzato il genere. Tra i brani meritano una citazione l’esaltante title track e la struggente ballad Whispers, facce opposte di una medaglia di gran valore.




THE DIVINE WINGS OF TRAGEDY (Zero Corporation, 1997) – Con il terzo album la band realizza il proprio capolavoro assoluto dal momento che tutto in questo lavoro è perfetto, dagli assoli botta e risposta di Romeo e Pinnella, alla voce incredibile ed ulteriormente migliorata di Allen, dalla sezione ritmica granitica e inarrestabile di Miller e Russo, alle linee vocali deliziose supportate da cori maestosi che rendono incredibilmente orecchiabili anche i brani più complessi. Il disco è talmente denso e coeso che risulta difficile decretare il brano migliore anche se la suite omonima con i suoi venti minuti di magie musicali, si candida prepotentemente per il gradino più alto del podio. Nonostante il successo di critica e pubblico qualcosa scricchiola all’interno della formazione tanto che il batterista Jason Rullo lascia la formazione, probabilmente per attriti con il bassista. Se i primi tre lavori della band rappresentano una continua ascesi qualitativa dal punto di vista musicale, altrettanto può dirsi per quanto riguarda l’aspetto iconografico. L’artwork dei dischi si fa infatti sempre più curato ed intrigante con le maschere del teatro greco sempre presenti, a volte in maniera palese come nel primo disco, altre volte più nascoste in una sorta di gioco del nascondino realizzato con i fan.




TWILIGHT IN OLYMPUS (Zero Corporation, 1998) – Le problematiche a livello di formazione vengono rapidamente risolte con l’arruolamento di Thomas Walling, sorta di clone musicale di Rullo. La band firma inoltre, già dal disco precedente a dire il vero, un accordo di distribuzione internazionale con la Inside Out che ne aumenta esponenzialmente la visibilità a livello commerciale. Sono proprio le pressioni congiunte delle due etichette a far si che il quarto lavoro venga pubblicato ad un solo anno di distanza dal precedente tanto che della cosa si lamenterà nelle interviste lo stesso Romeo. Nonostante ciò il disco che viene fuori è ancora una volta di altissimo livello. I brani sono un distillato irresistibile di prog metal di alta scuola arricchito di sfiziose citazioni classiche come la Messa in Si minore di Bach in Smoke And Mirrors e la Patetica di Beethoven in Sonata. Stranamente manca tra le tracce una mega suite, probabilmente anche questo per le pressioni dell’etichetta che spingeva per brani di durata contenuta. Ancora una volta Romeo rivelerà che la suite omonima era stata effettivamente imbastita per essere poi rielaborata e vedere la luce nel lavoro successivo.




V: THE NEW MITHOLOGY SUITE (Inside Out, 2000) – Con il quinto disco la Inside Out diviene l’etichetta di riferimento per la band, tanto che tutti i lavori precedenti verranno ristampati in edizioni speciali proprio dalla label tedesca. A livello di formazione si riscontra un doppio cambio con Rullo che torna all’ovile come il proverbiale figliol prodigo e Miller che lascia un po’ a sorpresa (pare per un mix di ansia da palcoscenico e una non meglio precisata conversione religiosa) sotituito da Mike LePond. La quinta opera band è un concept album a tema fanta-mitologico che racconta lo scontro tra le civiltà egiziana ed atlantidea per il dominio della Terra. Se la tematica è decisamente prog, altrettanto può dirsi per la musica che vede la sei corde di Romeo sempre gran protagonista ma questa volta controbilanciata in maniera particolarmente significativa dai tasti d’avorio di Pinnella. Il tastierista si ritaglia infatti ancor più spazio rispetto al passato con parti di pianoforte ed orchestrazioni complesse. Ancora una volta si registrano varie citazioni dalla musica classica come il Requiem di Verdi in Prelude e il Lacrimosa di Mozart in Lacrymosa. Curiosità finale, l’artwork di copertina ricorda molto, sopratutto nell’ambientazione desertica, quello del quinto album degli Spock’s Beard uscito quello stesso anno per la medesima etichetta. Una coincidenza (?) decisamente singolare.




THE ODISSEY (Inside Out, 2002) – Dopo un tour mondiale documentato nel live album LIVE ON THE EDGE OF FOREVER, la band si rimette al lavoro e pubblica THE ODISSEY, disco incentrato sull’omonima lunga suite che rappresenta uno dei punti artisticamente più elevati mai raggiunti da Romeo & co. La composizione è un tour de force che racconta la storia di Ulisse attraverso melodie ricche di pathos, continui duelli tra chitarra e tastiere e la consueta granitica sezione ritmica. Se la title track è un vero e proprio capolavoro anche le restanti tracce si difendono bene con la piazza d’onore che può senza dubbio essere assegnata ad Accolade II, seconda parte del brano presente su THE DIVINE WINGS OF TRAGEDY e che ne riprende la struttura e la consueta dose di energia ed emozioni. Da segnalare anche l’artwork del disco che prosegue il consueto gioco di nascondere le maschere, simbolo della band. Il disco segnerà l’ultima collaborazione con il produttore Steve Evetts dato che dal successivo in poi Romeo prenderà in mano le redini tecniche oltre che quelle compositive ed esecutive.




PARADISE LOST (Inside Out, 2007) – L’album si presenta affascinante a partire dalla copertina, apribile in quattro parti a formare una sorta di croce. Dal punto di vista della resa sonora si sente nettamente la mano di Romeo dal momento che la produzione vede le chitarre più in primo piano e un sound in generale più cattivo e moderno. I brani che compongono il disco non vanno a formare un vero e proprio concept ma condividono la tematica comune della perdita dell’innocenza e sono di una bellezza disarmante a partire dalla traccia iniziale, la tiratissima Set The World On Fire, della quale viene realizzato anche un videoclip, alla title track, un lento struggente di grande impatto, per concludere con Eve Of Seduction, talmente complessa nelle parti di chitarra che Romeo realizzò un video nel quale spiegava agli appassionati la maniera di eseguirle. Il disco segna peraltro il momento di maggior successo commerciale per la band e alla sua pubblicazione fa seguito un lungo tour come band di supporto ai Dream Theater.




ICONOCLAST (Nuclear Blast, 2011) – Il lungo tour con i Theater e i lunghi tempi compositivi di Romeo fanno si che debbano passare quattro anni e un cambio di etichetta prima che un nuovo lavoro veda la luce. Il disco esce in versione doppio disco, quella voluta dalla band, e quella a disco singolo, richiesta dalla casa discografica. L’album ha ancora una volta un tema comune, e cioè il timore che l’umanità possa perdere il controllo sulle macchine per poi esserne soggiogata, sulla falsariga di film quali Terminator o Matrix. Il disco è sicuramente il più violento mai realizzato dalla band, basti ascoltare il tono aggressivo usato costantemente da Allen e le chitarre sparate nel mix. Tutte le canzoni che lo compongono sono di ottimo livello e in pieno stile Symphony X, ma forse l’estrema lunghezza del lavoro (nella versione “band approved”) lo rende difficile da metabolizzare e digerire rispetto al precedente anche se un lento come When All Is Lost si piazza rapido nel cuore e nel cervello per non uscirne più. Nota finale: durante il tour di supporto al lavoro Jason Rullo viene sostituito per problemi di salute da John Macaluso.




UNDERWORLD (Nuclear Blast, 2015) – Rientrato fortunatamente nei ranghi Jason Rullo, la band si mette all’opera su quello che ad oggi risulta essere l’ultimo lavoro in studio (ed è passato più di un decennio!). Il tema del disco questa volta è l’Inferno dantesco e le canzoni che lo compongono sono sicuramente più bilanciate e facili da ascoltare rispetto a quelle del precedente. Ci sono pezzi aggressivi come Kiss Of Fire ma anche più morbidi come Without You o To Hell And Back il tutto condito da un certo ritorno al sinfonismo grazie alle tastiere di Pinnella a riprendersi lo spazio che avevano un po’ perduto. Dopo l’uscita del disco accadono numerose vicende tra le quali Allen che subisce un brutto incidente stradale a seguito del quale rimane a lungo in stato di shock impossibilitato a proseguire la sua attività artistica. La pandemia globale rallenta ancora di più le attività tanto che Romeo si mette al lavoro su due dischi solisti di ottimo livello, considerabili quasi come album apocrifi della band anche se voci insistenti danno per imminente la pubblicazione di un nuovo album.

Tags: , , , , , ,


Articolo a cura di



Lascia un commento