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Pubblicato il Settembre 4th, 2022 | by Lino Carfagna

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EMERSON LAKE & PALMER – L’AUTOBIOGRAFIA UFFICIALE (2021)

Casa editrice Rizzoli Lizard

Pagine 276

“Questo è il libro definitivo su Emerson Lake & Palmer. Questa è la nostra storia raccontata da noi stessi”

Così afferma Carl Palmer, batterista del leggendario gruppo progressive inglese a proposito di questa autobiografia di cui si è assunto la piena paternità, essendo purtroppo l’unico superstite dopo la morte di Keith Emerson nel marzo del 2016 e di Greg Lake il 7 dicembre dello stesso anno. Il volume, molto elegante e finemente rilegato, è stato dato alle stampe nel Novembre del 2021 per la Rizzoli Lizard, che ultimamente può fregiarsi di numerose epiche uscite nel campo dell’editoria musicale e non.

Tutto nel libro, ed è forse questo il suo pregio maggiore, è rivelato direttamente dai componenti della band attraverso dichiarazioni rilasciate in interviste riguardanti la loro vita artistica, le loro tournè, il making dei loro album nel corso del tempo e molto altro ancora. Durante la lettura si apprende, con quella dovizia di particolari che da sempre alimenta la curiosità dei fans, una grande quantità di notizie e aneddoti spesso inediti, come d’altra parte è assolutamente inedita la serie di bellissime foto mai pubblicate in precedenza che sicuramente faranno la gioia di tanti appassionati. C’è n’è una, corale, molto grande e davvero intrigante, in bianco e nero, che apre e chiude il volume e che vede fotografato il gruppo, insieme a tutti i roadies, alla fine di uno dei tanti concerti.

Le vite dei tre membri della band sono narrate in apertura in prima persona, come si trattasse di un diario intimo ed anche queste narrazioni sono ricche di tantissimo materiale circa la loro infanzia, i primi contrasti con la famiglia e le prime, inevitabili difficoltà ad affermare le proprie inclinazioni personali. Nel caso di Keith Emerson e stando alle sue dichiarazioni, il rapporto con i genitori era piuttosto ambivalente in quanto, pur continuando entrambi a ripetergli di trovarsi un posto fisso non giudicando quello del musicista un lavoro vero e proprio, fu proprio il padre Noel Emerson, anch’egli un discreto musicista dilettante e forse alla fine la sua più grande influenza musicale, ad accompagnarlo nel negozio dove acquistò il mitico Hammond L100, che a malapena poteva permettersi. Greg Lake ci racconta invece della sua formazione musicale e del suo rapporto, anche in questo caso inizialmente un pò difficile, con un certo Don Strike, ottimo suonatore di banjo ma insegnante molto severo che spesso usava un righello per imporre i propri metodi didattici. Sicuramente più fortunato di loro due Carl Palmer, che apprendiamo proveniva da una famiglia di musicisti che comprendeva un patrigno chitarrista e batterista e un nonno violinista che sicuramente non ostacolarono le sue aspirazioni. Non mancano ovviamente per tutti e tre ricordi legati ai trascorsi con altri gruppi, con aneddoti legati per Keith Emerson alla sua militanza nei Nice e nei T-Bones, per Greg Lake nei King Crimson oltre che negli Shy Limbs e nei Gods e per Carl Palmer nei King Bees (prima band di orientamento blues minimamente di qualità come dice lo stesso batterista), nonché ovviamente nei Thunderbirds e negli Atomic Rooster.

Per chi ama in modo particolare i dettagli tecnici, il libro contiene la minuziosa descrizione della strumentazione utilizzata dagli EL&P nei loro vari concerti in giro per il mondo, con curiosità tipo quella riguardante le bizzarre maniglie che Emerson aveva fatto appositamente applicare al suo Hammond L100 per dar vita più facilmente a quei siparietti che lo vedevano ingaggiare una sorta di lotta con lo strumento colpendolo con un pugnale o scaraventandolo di qui e di là sul palco. Capitava, a volte, come racconta lo stesso Keith, che la situazione diventasse anche un pò difficile come quando, durante una delle date americane all’Hollywood Bowl, dirigendosi verso il pubblico a causa delle luci abbaglianti non vide una buca e ci cadde dentro fratturandosi delle costole, ma riuscendo comunque a portare miracolosamente a termine il concerto. Confessa Emerson che il suo modo di stare in scena era in effetti più influenzato da chitarristi come Pete Townshend o Jimi Hendrix che da altri tastieristi. Provava per loro una certa invidia in quanto potevano girare per il palco e stabilire un rapporto diretto con il pubblico. Voleva in sostanza rendere l’organo una parte di sè, essere mobile. La cosa è confermata anche da Lake, che sottolinea come la teatralità fosse molto importante nel loro spettacolo stando però sempre attenti al fatto che questo aspetto non soverchiasse la musica.

Questa autobiografia insomma, costituisce davvero, come sostiene Carl Palmer, il libro definitivo sulla band di cui ha fatto parte per tanti anni. Un autentico, enorme archivio segreto che contiene qualsiasi cosa possa averla riguardata, senza che nulla sia stato omesso o tralasciato e che merita una lettura profonda e sicuramente gratificante, oltre che un acquisto obbligato da parte di tutti i veri fans del gruppo inglese. Un ringraziamento doveroso credo vada attribuito per l’intera opera a Bruce Pilato, ricercatore e intervistatore che, come si legge nella nota del curatore, ha tratto citazioni storiche dalla sua vasta collezione di riviste musicali e giornali d’epoca intrecciandole poi con la narrazione.

Welcome Back my friends in the show that never ends….ladies and gentlemen EMERSON, LAKE & PALMER!

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