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Pubblicato il Luglio 30th, 2025 | by Paolo Formichetti

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Intervista a Diego Banchero (2023)

Dopo la pubblicazione del nuovo album in studio de Il Segno del Comando, IL DOMENICANO BIANCO, è stato un piacere fare una nuova chiacchierata col bassista genovese Diego Banchero, leader della band, per avere aggiornamenti sui suoi numerosi e variegati progetti musicali.

Caro Diego, è passato del tempo dalla nostra ultima chiacchierata e nel mondo sono successe tante cose, a partire ovviamente dalla pandemia. Fortunatamente questo 2023 ci ha restituito Il Segno del Comando in forma smagliante. Ci dici qualcosa su come tu e la band avete affrontato questi ultimi, difficoltosi anni?

Durante la pandemia ognuno di noi ha inevitabilmente sofferto per l’impossibilità di portare avanti, con regolarità, le attività del gruppo. Non poterci vedere in sala prove e, soprattutto, non poterci esibire, ci ha causato molto dispiacere.
Negli spiragli tra una restrizione e l’altra abbiamo realizzato alcuni lavori discografici che sono stati pubblicati solo successivamente alla pandemia stessa.
Tra questi lavori ci sono: uno split-album con l’artista norvegese Mortiis e con i toscani Freddy Delirio & The Phantoms, un intervento in una raccolta per tributare la band Blue Oyster Cult e uno in un tributo allo scrittore del brivido H.P. Lovecraft. Inoltre, abbiamo registrato qualche video (sfruttando la possibilità di lavorare a distanza) che abbiamo pubblicato sulle nostre pagine. Infine, abbiamo realizzato il nostro nuovo album: Il Domenicano Bianco. Quest’ultimo lavoro ha richiesto molto impegno ed è evoluto lentamente, fino a raggiungere il livello qualitativo atteso. Lo abbiamo pubblicato il primo settembre scorso. Non volevamo che uscisse in un momento in cui non sarebbe stato possibile presentarlo dal vivo.

Il nuovo disco, IL DOMENICANO BIANCO, dal punto di vista musicale è in collegamento piuttosto diretto con il capolavoro precedente, L’INCANTO DELLO ZERO (2018). Mi piacerebbe che ci raccontassi qualcosa sul concept che ne ha ispirato i testi e più in generale sul rapporto che hai con lo scrittore Gustav Meyrinck le cui opere sono alla base di un trittico di album de Il Segno del Comando (gli altri sono DER GOLEM del 2001 e IL VOLTO VERDE del 2013, n.d.r.).

Innanzi tutto ti ringrazio per aver parlato di “capolavoro” nominando L’INCANTO DELLO ZERO. L’opera meyrinkiana è stata molto importante per me. Mi ha aiutato nella mia crescita spirituale, integrandosi senza problemi con la mia formazione scientifica. Oltre ai tre scritti che sono stati da noi usati per i concept che formano il trittico, ho apprezzato e tratto beneficio da altre opere di questo autore. Il Domenicano Bianco era, a mio avviso, l’opera perfetta per chiudere la trilogia. Lo abbiamo analizzato a più riprese e abbiamo ritenuto che ci fossero contenuti molto importanti ed in linea con il nostro percorso di studio e ricerca.

Anche il nuovo lavoro, al pari e più dei precedenti, è stato realizzato con una cura maniacale per l’aspetto grafico, in special modo per quanto riguarda la Limited Edition. Ci spieghi le motivazioni di tanta attenzione all’aspetto iconografico dei vostri album? È una cosa che i vostri fan apprezzano sicuramente moltissimo ma vorrei sapere se ci sono motivazioni più profonde dietro una scelta che immagino sia impegnativa da tanti punti di vista.

La cura degli artwork, per noi, è sempre stata una componente prioritaria. In passato abbiamo collaborato con il pittore Danilo Capua che ha realizzato con noi tre album. In occasione del L’INCANTO DELLO ZERO abbiamo avuto la fortuna di avviare una fertilissima collaborazione con Paolo Puppo, che è pienamente coinvolto anche nelle ricerche che compiamo in ambito spirituale ed esoterico. Paolo è un grafico che lavora con tecniche di painting digitale e anche per quest’ultimo lavoro ha fatto un lavoro mastodontico.
I motivi che spingono verso una grande cura sono da ricercarsi nell’intensità con cui vengono sentiti i contenuti trattati negli album. L’artwork di Paolo de IL DOMENICANO BIANCO è un coacervo di riferimenti e simbologie a “protezione” della nostra opera. Sia le copertine dei vari formati fisici dell’album sia il superbooklet della limited offrono spunti di ricerca simbolica e predispongono ad una sorta di meditazione. Uno stato di coscienza che favorisce il contatto con parti superiori del proprio essere.

Prima dell’uscita del disco avete partecipato ad uno split album con Mortiis e Freddy Delirio. La cosa è abbastanza curiosa visto che operazioni del genere sono tutt’altro che frequenti. Mi farebbe piacere se presentassi ai nostri lettori i “compagni di album” e la genesi del medesimo. Vorrei anche sapere da dove vengono le vostre due tracce contenute nel lavoro. Si tratta di out-takes del disco precedente? Vecchi brani rimasti nel cassetto? O le avete pensate appositamente per il disco?

I compagni di avventura di questo lavoro discografico sono nomi noti nel loro rispettivo ambito di influenza. Mortiis è famoso per aver militato nella band black metal norvegese Emperor, progetto nel quale ha ricoperto il ruolo di bassista. Successivamente, ha intrapreso un’attività da solista in un genere ambient-industrial dai toni epici (caratterizzato dall’ampio utilizzo dei sintetizzatori). I The Phantoms sono una band capitanata da Freddy Delirio, che è anche conosciuto per essere il tastierista dei Death SS. Il loro sound ha forti contaminazioni metal, rock alternativo e dark wave.
Circa le due tracce che noi abbiamo inserito nello split, posso dire che sono state scritte appositamente per l’occasione. Volevamo catturare l’atmosfera tristemente cupa della pandemia. Uno dei due brani è una mia composizione strumentale, mentre l’altro vede in veste di compositore delle musiche il nostro chitarrista Roberto Lucanato. Il testo di quest’ultimo è mio.

Ci narri qualcosa sulla vostra partecipazione al prestigioso Festival di Veruno e, già che ci sei ci aggiorni su eventuali prossime esibizioni live?

Partecipare al 2 Days Prog + One di Veruno è stato fantastico. Avevamo atteso molto quel momento e abbiamo avuto la fortuna di condividere il palco con artisti stratosferici! Avendo avuto modo di presentare in quella occasione anche il nostro nuovo album, abbiamo dovuto lavorare molto anche sul versante del merchandising, ma ogni sforzo è stato ricompensato dal grande sostegno della gente, che è stato manifestato in ogni ambito.
Circa il futuro posso dire che al momento abbiamo in preventivo di suonare a Genova il prossimo 9 dicembre. Ci sono altri progetti in ballo, ma sono ancora da confermare ufficialmente. Cercheremo di portate la nostra musica nel maggior numero possibile di posti.

Abbastanza di recente hai messo su un nuovo progetto musicale, il Diego Banchero Trio che, tra l’altro, si appresta ad entrare in studio di registrazione. Vuoi raccontare ai nostri lettori di cosa si tratta e in cosa differisce da Il Segno del Comando pur condividendone tre membri? Se vuoi, dacci anche qualche anticipazione sul disco in preparazione.

Il Diego Banchero Trio è un progetto solista che desideravo avviare da tempo. Dopo vari tentativi partiti a singhiozzo e arenatisi poco dopo, sono riuscito a dare vita a questa situazione che mi sta dando molte soddisfazioni. Ad essere coinvolti sono due musicisti con cui collaboro da molti anni e che hanno fatto parte di tanti miei progetti: Roberto Lucanato (chitarrista) e Fernando Cherchi (batterista). Entrambi sono colonne portanti de Il Segno del Comando.
Abbiamo riarrangiato diversi brani in versione strumentale. Si tratta di composizioni pubblicate nei nostri dischi passati che sono state riviste in chiave jazz elettrico. A questo materiale sono stati aggiunti degli inediti che ho scritto negli ultimi anni. Ognuno di noi ha molto spazio per esprimersi dal punto di vista solistico. Si può dire che, con questo progetto, abbiamo portato all’ennesima potenza la propensione all’improvvisazione che già sperimentiamo abitualmente nei live de Il Segno del Comando. Non vediamo l’ora di pubblicare questo primo disco che si comporrà di una tracklist formata da una buona parte dei brani che abbiamo già proposto dal vivo.

Ho scoperto proprio in questi giorni che fai parte anche di una band chiamata Horror Bach, dedita a proporre brani tratti da film horror. Da grande appassionato e conoscitore del genere vorrei sapere il più possibile su quelli che sono i tuoi gusti in campo horror. Mi riferisco alla letteratura ma, ancor di più ovviamente, al cinema.

Fare un elenco esaustivo delle opere che amo, sia dal punto di vista letterario sia dal punto di vista cinematografico, è praticamente impossibile. Diventerebbe troppo lungo. Negli anni ho attraversato differenti fasi e mi sono appassionato a diversi generi e correnti espressive. Oggi ho particolare predisposizione per un tipo di proposte che esprimono contenuti di tipo esoterico o che fondano le proprie trame su particolari analisi in ambito psicologico.

Vista la tua poliedricità come musicista vorrei che ci facessi il punto della situazione su altre eventuali attività musicali che stai portando avanti, in maniera continuativa o sporadica. In genere sei un vulcano e partecipi ai lavori di una miriade di band non solo in ambito prog…

A volte ho difficoltà a ricordare tutti i progetti in cui sono coinvolto. Per fortuna alcuni di essi si alternano nel tempo. Sento la necessità di mettermi alla prova continuamente; non solo nella musica. Per fortuna le fatiche sono ricompensate da tante soddisfazioni!
Al momento, oltre a Il Segno del Comando e al Diego Banchero Trio, ho diverse collaborazioni attive che cerco di sintetizzare di seguito. La prima è quella con gli Horror Bach, che hai citato poco sopra. Si tratta di una band con cui ho iniziato a collaborare nel 2019. Si è ripartiti dopo la pandemia e oggi le cose stanno funzionando molto bene. La band si sta esprimendo sempre meglio. Con loro ho possibilità di suonare brani soundtrack famosi che amo da sempre!
I Sigma 2.0 sono la seconda collaborazione che ricordo. Si tratta di un gruppo che propone un repertorio di rock covers e con il quale lavoro come turnista. Alcuni potrebbero storcere il naso su questa collaborazione, ma devo dire che contribuisce a tenere viva la mia versatilità ed è di sostegno al mio bilancio economico. Da persone come il mio amico Livio Mastrogiovanni (che è leader di questo progetto dal 1981) ho molto da imparare!
Faccio un accenno anche al progetto Fulcanelli che condivido con Paolo Puppo, Tommy Talamanca, Cristian Raimondi e Fernando Cherchi. Abbiamo fatto un album che spero verrà pubblicato nei prossimi mesi.
Sto infine avviando una band con degli amici veneti, ma al momento è troppo presto per parlarne in via ufficiale. Si tratterà di un progetto da studio.
Queste sono le situazioni attive (che si sommano alle collaborazioni occasionali). Saltuariamente vengo anche chiamato per suonare in qualche gruppo come sostituto dei bassisti ufficiali. Si tratta di situazioni professionali commerciali.

Nel salutarti e ringraziarti per la tua consueta gentilezza e disponibilità ti lascio la parola per un saluto o un messaggio diretto ai fan de Il Segno del Comando.

Utilizzo volentieri questo ultimo spazio per ringraziare te, caro Paolo, per l’opportunità di questa intervista. Ringrazio anche la redazione di Open che spesso ci ospita e invito, chiunque riesca, a venire a vederci dal vivo! Ciao!

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