Intervista a Diego Banchero (2026)
All’indomani della pubblicazione di VOCI NOTTURNE, split album realizzato da Il Segno del Comando assieme agli Expiatoria (la cui recensione trovate nella guida all’ascolto della band), abbiamo avuto il piacere di fare una nuova chiacchierata con il loro leader, il bassista Diego Banchero.
Iniziamo ovviamente parlando del nuovo split album, che poi è anche un concept album. Da chi è partita l’idea di dedicarlo a Voci Nottune del maestro Pupi Avati e qual è il motivo di una simile scelta.
Intanto ti ringrazio per questa ennesima possibilità di parlare con te dei nostri progetti, caro Paolo. L’idea di dedicare un lavoro a questa fantastica opera di Pupi Avati è arrivata da David Krieg che, all’epoca in cui si è deciso di avviare il progetto, era il cantante degli Expiatoria e che, in quanto tale, si occupava di tutto l’impianto filosofico della band. David è una mia vecchia conoscenza e ha anche partecipato come ospite nel nostro disco “Il Volto Verde”. Voci notturne è una delle opere cinematografiche che fanno parte del retroterra culturale di tutta la scena genovese dark sound, quindi la sua proposta come si suol dire “ha sfondato una porta aperta”. Noi stessi abbiamo fantasticato molte volte di poter tornare in qualche maniera a lavorare su una tematica di derivazione cinematografica e le produzioni di Pupi Avati erano, in tal senso, quelle su cui maggiormente si sono nel tempo focalizzati i nostri maggiori interessi. Tuttavia, la nostra ricerca in ambito esoterico, ci ha sempre fatto rimandare tale proposito, perché c’era sempre qualche altra priorità. Presentatasi l’occasione ci siamo buttati a pesce.
Ci puoi presentare gli Expiatoria, la band con la quale avete condiviso il disco?
Gli Expiatoria sono nostri cari amici con i quali c’è da parecchio tempo aiuto e sostegno reciproco che, pur nell’autonomia che caratterizza il percorso di ognuna delle band, spero possa continuare. Il nostro chitarrista Roberto Lucanato collabora in maniera stabile anche con loro da qualche anno. Il loro genere musicale è caratterizzato da sonorità metal, doom e dark sound. Ho sempre ritenuto la loro proposta artistica originale e caratterizzata da un repertorio di composizioni musicali qualitativamente eccellenti. I loro spettacoli sono molto curati anche dal punto di vista scenografico e sono una band molto intraprendente che si sta facendo strada con scelte coerenti e con un lavoro costante di autogestione.

L’immaginario esoterico/fantastico/orrorifico è vastissimo ed ha trovato terreno assai fertile nel nostro paese con opere visive che sono entrate a pieno diritto nella memoria collettiva. Penso a sceneggiati come quello da cui avete preso il nome come band, o a film di autori mitici come Lucio Fulci o Mario Bava, per non parlare del solito Argento. Mi dici qualcosa del tuo rapporto con simili opere?
Beh, in tal senso non posso che dire che tali opere sono state per me fondamentali. Ho iniziato ad accostarmi ad esse fin dalla prima infanzia e hanno continuato ad incontrare i miei gusti fino ai giorni nostri. Occasionalmente faccio dei “ripassi” riguardando qualche film o qualche sceneggiato (dei quali ho una discreta collezione in DVD). La scuola italiana di questo genere ha conquistato e mantenuto una meritatissima credibilità nel mondo e la stessa scelta del nome della nostra band deriva dal fatto di voler conservare memoria di qualcosa su cui non siamo secondi a nessuno.
In ambito prog (ma non solo) ci sono molti progetti musicali legati alle colonne sonore o comunque alle atmosfere dei film di genere italiani degli anni ’70. Penso ai Morte Macabre, agli Anima Morte, a L’Ombra della Sera, al progetto Frizzi 2 Fulci, per tematiche affini a Voci Notturne, oppure ai Calibro 35 o La Batteria per i cosiddetti “poliziotteschi”. Cosa ne pensi di questo filone? Hai ascoltato qualcosa?
Inizio con il dire che anch’io ho un side project nel quale vengono tributate le colonne sonore famose. Il nome di questa band è Horror Bach e lo condivido con il batterista de Il Segno del Comando Paolo Serboli. Penso che tale anticipazione sia utile a comprendere che sono sempre molto legato alla scelta che ha portato alla nascita della nostra band; la quale ha fatto da apripista, alla corrente che hai descritto. Lo stesso Diego Banchero Trio è una riproposizione di miei brani in chiave più vicina al soundtrack. Il Segno del Comando mantiene tuttora un legame molto forte alle atmosfere di quello stile compositivo, malgrado non sia mai stato un tributo alle colonne sonore. Ho ascoltato diverse delle proposte che hai citato nella tua domanda e ho anche condiviso il palco con Frizzi 2 Fulci e con La Maschera di Cera.
Ho visto che state suonando dal vivo con una certa regolarità, sia in Italia che all’estero. Ci racconti qualcosa delle esperienze che per te sono state particolarmente significative o gratificanti?
Ogni nostra data è un’esperienza sulla quale ci sarebbe qualche aneddoto da raccontare ed è di per sé significativa. Sono rarissime le situazione che lasciano una certa dose di insoddisfazione. Le tre date estere sono state tutte eccezionali per molte ragioni che non sono facili da sintetizzare, ma sono state soprattutto positive per il consenso che abbiamo raccolto in tali circostanze. Non da meno sono state le date italiane, sia piccole sia grosse. Negli ultimi tempi abbiamo avuto molte soddisfazioni e sono nate amicizie con care persone che fanno del loro meglio per sostenere i nostri sforzi. Penso che queste siano le maggiori gratificazioni che una band come la nostra possa ricevere e di esse siamo completamente grati!
Riguardo all’attuale formazione della band ci vorresti rassicurare circa Davide Bruzzi, assente in alcune delle suddette date? E inoltre ci vuoi dare un feedback su Paolo Serboli, il vostro nuovo batterista?
Davide ha avuto un problema di salute a causa della rottura di una spalla ed ha avuto alcune difficoltà a seguire la band per un certo periodo, tuttavia è sempre dei nostri e la sua importanza nella band è altissima anche nel processo di produzione. Oltre ad essere un musicista dal talento straordinario, da parecchio tempo è colui che coordina arrangiamenti e orchestrazioni che sono molto importanti in un combo di sei elementi particolarmente propositivi. Paolo è diventato molto importante per Il Segno del Comando. Oltre alla sua indubbia solidità come batterista, ha portato una grande ventata di entusiasmo e sta aiutando il gruppo con la grande esperienza di band leader maturata in anni di gestione e promozione dei Desecrate. I benefici che, a vari livelli, si apprezzano dal momento del suo ingresso sono tantissimi.

Una domanda tecnica che titillerà i palati dei musicisti che vi seguono, i bassisti in particolar modo. Ci descrivi la tua strumentazione di base? Che basso utilizzi e che tipo di effettistica. Ti sei mai cimentato con il fretless?
Io utilizzo un Fender Jazz American Ultra 5 corde e uno Sadowsky Metroline 5 corde. Ho anche altri bassi come un fender jazz USA 4 corde e dei bassi acustici. Negli ultimi anni, con i 5 corde, ho cambiato diversi strumenti prima di trovare l’attuale equilibrio. In un prossimo lavoro verrà anche impiegato un fretless di liuteria che ho da molti anni in arsenale, ma che utilizzo molto di rato. Non utilizzo effetti, ma entro direttamente nell’amplificatore. Di recente ho usato di nuovo qualche pedalino, ma esclusivamente con il Diego Banchero Trio. Come amplificazione utilizzo preferibilmente sistemi Mark Bass.
In conclusione non posso che chiederti qualche anticipazione sui tuoi numerosi e variegati progetti futuri e soprattutto se è in lavorazione un nuovo full lenght del Segno del comando visto che i brani inseriti nello split album sono talmente belli da far venire l’acquolina in bocca ai fan.
Con il Segno del Comando stiamo finendo un ulteriore split album che condividiamo con Il Ballo delle Castagne. Penso che sarà l’ultimo che faremo a meno che non capiti qualcosa di molto importante. Abbiamo anche un altro progetto sul quale per ora non posso fare anticipazioni perché si tratta di un’operazione molto delicata. Sono sicuro che la nostra nuova collaborazione con il distributore Ma.Ra.Cash sarà di grande stimolo per nuove produzioni e un nuovo full lenght è già stato progettato. In tal senso ci sono già ottime basi di partenza. Io ho altri due dischi solisti che hanno ricevuto varie battute d’arresto a causa della mole globale dei miei impegni, ma che voglio portare a compimento. Uno di essi è molto vicino alle sonorità “poliziottesche” anni ‘70 e l’altro ha le caratteristiche di un genere fusion sperimentale. Nessuna di queste due opere riguarda il Diego Banchero Trio; che spero possa riprendere a lavorare in futuro, ma che ora ha concluso una sua prima fase di evoluzione. Con gli Horror Bach, con i quali c’è il progetto di realizzare un album, si sta lavorando ad alcuni brani originali e ho anche partecipato ad un progetto doom\dark sound, il cui moniker è Phestus, che uscirà con ogni probabilità dopo l’estate.
Grazie Diego per la consueta disponibilità e gentilezza che mostri nei confronti di noi appassionati!




